IO CHE LE VIDEOCALL LE HO SEMPRE ODIATE – E ADESSO UN PO’ MI PIACCIONO

Io l'era digitale l'ho sempre odiata un po'. Ho diffidato degli strumenti virtuali sostenendo a gran voce la disarmante superiorità degli incontri di persona.

Quando hanno annunciato la prima chiusura ho quindi inevitabilmente pensato sarebbe iniziato un periodo di vacanza forzata. “Se non posso vedere le persone dal vivo allora non lavoro.”

Mi ero già preparata a chiudere i battenti per un po', quando attonita vedo iniziare a spuntare i primi inviti a video-incontri…e mica solo per lavoro! Gli amici volevano connettersi con una birra in mano e addirittura il mio gruppo di psicoterapia... Raccontarci i nostri più intimi dolori dentro finestre su uno schermo.

Le mie gatte mi garantivano una buona compagnia, ma ben presto ho dovuto arrendermi ad accendere il computer e avviare la webcam. Alla chiusura del terzo mese passato mi trovo qui ad ammettere che forse dal video si può ricavare qualcosa di buono.


1. Le videocall ci rubano tutta l'interazione dei corpi; la sensazione di vicinanza, lo sguardo di sostegno o di disapprovazione, gli impercettibili movimenti dell'altro. Esclude quindi una fetta importante del comunicare. Ma ecco che, abituandoci al mezzo, privati di alcuni sensi ne sviluppiamo altri. Tenendo gruppi, corsi, lezioni on-line, ho visto agire un ascolto profondo e inusuale: forse la linea che salta di continuo, la voce che a tratti diventa meccanica, le parole che si perdono: per compensare questo stiamo più attenti, su più concentrati sulle parole dell'altro. Non interferiamo -on-line risulta così goffa l'interruzione, che arriva un po' in differita, che non si sente e non si capisce, che spezza la comunicazione. Interrompiamo meno, lasciamo finire, ci prendiamo un tempo e rispondiamo

Forse questo cambiamento nei tempi del dialogo ci invita anche a pensare con più attenzione, a dosare le parole che scegliamo, a parlare di più quando serve e meno quando “ci viene da fare”.

Che il video porti una nuova possibilità di parlarci e di capirci?


2. I nostri computer sono disposti in luoghi più o meno comodi delle nostre case, dove abbiamo figli, gatti, lavatrici o piatti sporchi a disturbarci tutto il tempo. Impossibile disconnettersi dall’ off-line per dedicarci davvero allo schermo.

Eppure questo vuol dire che le nostre webcam possiamo accenderle da dentro i vestiti comodi, accovacciati sulla nostra poltrona preferita. Una tazza di caffè tra le mani; perché no, un bicchiere di vino. Possiamo creare il nostro setting. E nel sentirci più a nostro agio, ho sentito che abbiamo saputo concederci di essere più intimi. Di raccontare parti di noi che di solito passiamo il tempo a nascondere. Il sentire i corpi vibranti degli altri vibrare a una distanza maggiore, ci permette di abbandonare alcuni imbarazzi. Forse la distanza ci fa sentire più lontana anche la possibilità del rifiuto dell’altro e ci incoraggia ad esprimere la nostra verità con più audacia.

Per riscoprire poi, come sempre accade quando ci si gusta il lusso di essere intimi, che gli altri vibrano sempre insieme a noi. Che l'audacia della parola incontra la fiducia dell'ascolto. Che possiamo mostrare le nostre case, i nostri luoghi nascosti, venendo accolti. Che il video porti una nuova possibilità di raccontare con più sincerità i segreti che custodiamo?


3. Con la webcam possiamo guardarci negli occhi… non solo gli uni gli altri, ma soprattutto noi stessi! Dentro lo schermo, in un riquadro come tutti i nostri interlocutori, ce n’è uno in cui possiamo vedere anche noi, e ci possiamo guardare, finalmente, da fuori; possiamo osservarci come uno qualunque dei tanti seduti attorno a un tavolo. Possiamo studiare le nostre espressioni, vedere i nostri sorrisi incresparsi. Accorgerci di come reagisce la nostra faccia quando sentiamo qualcosa che non ci piace e vedere i nostri occhi illuminarsi quando riceviamo un complimento. Impariamo a riconoscere le stesse nostre espressioni a vedere come appariamo agli altri quando siamo annoiati, a immaginarci che reazione questo possa produrre.


Che il video porti una nuova possibilità di esplorarci, conoscerci e, chissà, persino amarci?.



Marianna Toia, 04/06/2020


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